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Seminario di nippon jujitsu: cosa si apprende davvero sul tatami e come sfruttarlo nel tuo percorso

📅 14 Agosto 2026✍️ di Raffaele Ciribelli⏱️ 4 min di lettura

Quante volte ti sei chiesto cosa succeda davvero durante un seminario di nippon jujitsu? Non è solo una raccolta di tecniche da imparare e dimenticare, ma piuttosto un’esperienza che cambia il modo in cui percepisci il tuo corpo e le tue relazioni. Dopo quarant’anni di pratica personale, posso dirvi che ogni seminario rappresenta una porta verso una comprensione più profonda non solo della disciplina, ma di voi stessi.

La lezione fondamentale: imparare a sentire l’altro

Il nippon jujitsu insegna prima di tutto l’ascolto. Quando ti trovi sul tatami con un compagno, non stai combattendo contro di lui: stai imparando a leggere i suoi movimenti, a capire dove sta il suo equilibrio, a sentire dove scorre la sua energia. È come quando cammini per la strada al buio – non hai bisogno di vedere perfettamente per orientarti, usi altri sensi. Sul tatami accade la stessa cosa.

Durante i seminari, i maestri insistono su un concetto che potrebbe sembrare semplice, ma è tutto il contrario: il contatto è comunicazione. Quando afferri un braccio del tuo compagno, non stai cercando di strapparglielo. Stai invece facendo una domanda silenziosa al suo corpo, e il tuo compito è ascoltare la risposta. Questo insegnamento cambia completamente il modo in cui ti relazioni agli altri anche al di fuori del tatami.

Come sfruttare la lezione nel tuo percorso personale

Qui sta il vero valore di un seminario: trasformare quello che impari in strumenti concreti per la vita quotidiana. Non sto parlando di tecniche di lotta – anche se quelle sono importanti – ma di qualcosa di più profondo e duraturo.

Innanzitutto, capisci il principio dell’efficienza. Nel nippon jujitsu non vince il più forte, ma chi usa meglio la Leva meccanica. Questo insegnamento si applica direttamente al lavoro, ai rapporti familiari, persino alle negoziazioni. Quando comprendi come una piccola pressione nel punto giusto può controllare una situazione, smetti di affaticarti inutilmente. Cominci a cercare dove sta davvero il fulcro del problema.

In secondo luogo, il seminario ti insegna la resilienza attraverso l’esperienza diretta. Quante volte avrai pensato “non ce la farò mai” quando il maestro ti mostra una tecnica complessa? E poi, con la pratica, la tua mente muta. Quella stessa tecnica che sembrava impossibile diventa naturale. Questo processo di trasformazione – da “impossibile” a “naturale” – è qualcosa che porterai con te in ogni sfida della vita.

Il valore della progressione e dell’umiltà

Nei miei quarant’anni di pratica, ho organizzato molti seminari per adulti over 40 che si avvicinano alla disciplina. La domanda che ricevo sempre è: “Non è troppo tardi per imparare?”. La risposta è categorica: no. Ma il seminario ti insegna qualcosa che i principianti spesso non comprendono subito.

Non si tratta di diventare campioni. Si tratta di accettare di essere un principiante, di essere disposti a cadere, di comprendere che ogni caduta è una lezione. Questo atteggiamento – questa umiltà – è forse il regalo più prezioso che il nippon jujitsu ti offre. E non è una virtù astratta: è qualcosa che pratichi letteralmente su un tatami, ogni volta che provi una tecnica e fallisci.

La progressione nel jujitsu non è lineare. Avrai giorni in cui ti sentirai incredibilmente capace, e giorni in cui sentirai di essere tornato indietro. Ma questo andamento, questa irregolarità, ti insegna a essere paziente con te stesso e con gli altri. Sì, proprio come nella vita vera.

La differenza tra la scuola tradizionale e il panorama moderno

Ho visto il jujitsu evolversi nel corso dei decenni. Le scuole tradizionali, quelle dove ho imparato io, ponevano l’accento sulla ricerca personale, quasi meditativa, dell’armonia tra corpo e mente. C’era meno fretta, più profondità.

Il panorama moderno è più veloce, più orientato ai risultati tangibili. Non è meglio o peggio – è semplicemente diverso. Ma ecco cosa ho imparato: i principi rimangono gli stessi. Che tu pratichi nel dojo tradizionale di cinquanta anni fa o in una palestra moderna, il valore del seminario sta nella possibilità di confrontarsi con approcci diversi, di ampliare la tua prospettiva.

Durante un seminario, sei esposto a quella che potremmo chiamare la “biodiversità” delle interpretazioni del nippon jujitsu. Un maestro che arriva da una scuola diversa dalla tua porterà con sé una visione alternativa. Non devi abbandonare quello che hai imparato – devi integrarla. È come imparare a parlare con un accento diverso senza dimenticare la tua lingua madre.

Cosa aspettarsi da un seminario e come massimizzarne i benefici

Quando arrivi a un seminario, non venire solo con le orecchie aperte. Vieni anche con il corpo pronto a sbagliare, a cadere, a imparare attraverso l’esperienza diretta. Prendi note mentali, non solo fisiche. Dopo ogni esercizio, fermati un momento e rifletti: cosa ho imparato non solo sulla tecnica, ma su me stesso?

Il vero valore emerge nei giorni e nelle settimane dopo il seminario, quando continui a pratica quello che hai imparato, quando cominci a vedere come quei principi si manifestano nella tua quotidianità. È allora che capisci: il tatami non era solo il posto dove imparare movimenti. Era il laboratorio dove scoprire come sei fatto davvero.

Un seminario di nippon jujitsu, alla fine, è un’esperienza di auto-scoperta travestita da allenamento fisico. E questo, credo, è il vero insegnamento che merita di essere sfruttato nel tuo percorso.

Raffaele Ciribelli

Raffaele pratica arti marziali da quarant’anni. Esperto di aikido e jiu jitsu, condivide racconti e memorie sulle differenze tra le scuole tradizionali e il panorama moderno. Ha organizzato workshop per adulti over 40 che si avvicinano alla disciplina.

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