HomeStoria › Nippon jujitsu e altre arti marziali: la storia delle contaminazioni e delle influenze incrociate
Storia

Nippon jujitsu e altre arti marziali: la storia delle contaminazioni e delle influenze incrociate

📅 21 Agosto 2026✍️ di Lucia Pianegonda⏱️ 6 min di lettura

<p>Quando hai deciso di avvicinarti alle arti marziali, probabilmente avevi in mente un’immagine precisa: il karate di Miyagi, il kung fu dei monaci Shaolin, oppure il jiu jitsu brasiliano che vedi sui social. Quello che non sai è che ogni disciplina che oggi conosci è il risultato di secoli di scambi, contaminazioni e influenze incrociate tra culture diverse. Il nippon jujitsu, ad esempio, non è nato dal nulla: è il frutto di una lunga storia di contatti e trasformazioni che ha coinvolto il Giappone, la Cina, e poi il resto del mondo. Capire questa storia non è solo affascinante dal punto di vista storico, ma ti aiuta davvero a scegliere quale arte marziale fa per te e quali valori rappresenta.</p>

<h2>Le origini del jujitsu e l’influenza cinese</h2>

<p>Il nippon jujitsu affonda le radici nella Cina antica, dove nascono le prime forme di lotta disarmata. Durante il Periodo Edo in Giappone, intorno al XVII secolo, questi insegnamenti cinesi si mescolano con le tecniche locali di combattimento dei samurai. I maestri giapponesi studiano le forme cinesi e iniziano a sviluppare un proprio sistema, adattando le tecniche al contesto bellico del loro tempo.</p>

<p>Quello che accade è una vera contaminazione culturale: non è un semplice copia-incolla, ma una reinterpretazione creativa. I giapponesi prendono i principi fondamentali della lotta cinese e li trasformano secondo la loro filosofia e le loro esigenze tattiche. Nasce così una disciplina ibrida, che mantiene le radici cinesi ma acquista un’identità completamente giapponese.</p>

<p>Questa è la lezione più importante che puoi trarre: le arti marziali non sono “pure” o “originali” in senso assoluto. Sono sempre il risultato di dialogo e scambio. Quando scegli di praticare jujitsu, stai praticando non solo una tecnica, ma la sintesi di millenni di contatti tra popoli diversi.</p>

<h2>Dal Giappone al Brasile: la trasformazione del jujitsu moderno</h2>

<p>Negli anni Venti del Novecento, il nippon jujitsu compie un altro salto fondamentale. Un maestro giapponese, Mitsuyo Maeda, viaggia in Brasile e insegna il jujitsu a Luiz França e alla famiglia Gracie. Da questo momento in poi, il jujitsu smette di essere una disciplina esclusivamente giapponese e diventa uno sport globale.</p>

<p>I brasiliani non limitano il jujitsu al catalogo di tecniche che ricevono in eredità. Lo modificano, lo sperimentano, lo adattano alla loro cultura atletica e competitiva. Enfatizzano il lavoro a terra, sviluppano nuove posizioni, creano un sistema di cinture che diventa famoso in tutto il mondo. Il jiu-jitsu brasiliano nasce proprio da questa fusione: il corpo del jujitsu giapponese, l’anima brasiliana della competizione sportiva.</p>

<p>Se oggi pratichi jiu jitsu brasiliano, stai già facendo esperienza di quella contaminazione che ti ho descritto. Le tecniche che apprendi in palestra portano con sé la storia di questi scambi. Quando esegui una montata o una sottomissione, stai ripetendo gesti che hanno attraversato tre continenti e si sono trasformati in ogni passaggio.</p>

<h2>Le influenze reciproche tra le discipline moderne</h2>

<p>Oggi il panorama delle arti marziali è ancora più complesso. Il jiu jitsu brasiliano influenza il judo, che a sua volta contamina la lotta olimpica. Il karate mantiene la sua autonomia culturale, ma assorbe principi di efficienza dalla boxe occidentale. Il Muay Thai si diffonde globalmente portando con sé la filosofia tailandese, ma si adatta agli spazi e alle regole occidentali.</p>

<p>Gli atleti moderni non praticano una sola disciplina: combinano tecniche da settori diversi. Una fighter di MMA usa il jiu jitsu brasiliano per il lavoro a terra, il wrestling americano per i takedown, il Muay Thai per i colpi in piedi. Non è sincretismo casuale: è una consapevolezza che il massimo dell’efficienza nasce dalla sintesi.</p>

<p>La cross-training è diventata la norma nelle palestre serie, non l’eccezione. Tu che cerchi un’arte marziale per affrontare il tuo percorso di crescita personale (come ho fatto io durante l’università) non devi rimanere fedele a un solo stile per principio. Puoi scoprire quale combinazione di discipline risponde meglio ai tuoi obiettivi di sicurezza, inclusione e consapevolezza.</p>

<h2>Come scegliere l’arte marziale giusta per te</h2>

<p>Comprendere la storia delle contaminazioni ti aiuta a fare una scelta informata. Non stai scegliendo un insegnamento “puro” e “autentico”, perché quella purezza non esiste. Stai scegliendo un approccio filosofico, un ambiente di palestra, un maestro che rispecchia i valori che vuoi sviluppare.</p>

<p>Se cerchi efficienza pura nella lotta a terra, il jiu jitsu brasiliano è la scelta più diretta. Se desideri una pratica che unifichi corpo e mente con radici spirituali, il karate o il kung fu potrebbero parlerti di più. Se vuoi lo spettacolo e la potenza, il Muay Thai non delude. Ma in ogni caso, stai scegliendo il risultato di una lunga storia di scambi, non un monopolio di una cultura.</p>

<p>L’errore più comune è credere che debba esistere una “migliore” disciplina in assoluto. Non esiste. Esiste la disciplina migliore per i tuoi obiettivi, il tuo corpo, il tuo spirito in questo momento della vita. Le contaminazioni incrociate che hanno costruito le arti marziali moderne ci insegnano proprio questo: la forza nasce dalla molteplicità, non dall’uniformità.</p>

<p>Se fossi al posto tuo, inizierei praticando la disciplina che ti attrae visceralmente. Poi, dopo i primi mesi, visiterei altri studi e osserverei come insegnano, come correggono, come trattano i principianti. La scelta dell’arte marziale giusta è scelta del dojo giusto, della comunità giusta. Perché la vera contaminazione che importa è quella umana: come la pratica ti trasforma, come ti aiuta a trovare sicurezza e inclusione.</p>

<h2>Checklist per la tua scelta</h2>

<ul>
<li>Identifica il tuo obiettivo principale: efficienza tecnica, crescita personale, comunità inclusiva, benessere fisico</li>
<li>Visita almeno tre palestre di discipline diverse nella tua zona</li>
<li>Osserva come gli insegnanti interagiscono con i principianti e gli avanzati</li>
<li>Fai una lezione di prova in ciascuna, senza pregiudizi verso la “purezza” della disciplina</li>
<li>Chiedi quale è l’approccio filosofico della palestra: competizione, inclusione, benessere</li>
<li>Verifica se ci sono persone con il tuo profilo (età, genere, esperienza) in classe</li>
<li>Non decidere subito: lascia che il corpo ti guidi durante la pratica</li>
<li>Scegli il dojo, non solo la disciplina</li>
</ul>

Lucia Pianegonda

Lucia ha iniziato jiu jitsu durante l'università per combattere la timidezza e oggi aiuta altri a trovare sicurezza attraverso lo sport. Scrive di inclusione nelle palestre e di come l’esperienza sul tatami possa cambiare la prospettiva di vita.

Torna in alto