Stili di strangolamento nel jiu jitsu: quando usare la tecnica circolare e quando quella diretta

Nel jiu jitsu brasiliano, gli strangolamenti rappresentano una delle categorie tecniche più affascinanti e complesse. Non si tratta semplicemente di pressare il collo dell’avversario: dietro ogni strangolamento esiste una strategia precisa, una geometria del corpo e una comprensione profonda dei flussi energetici. Come chi ha praticato capoeira per anni e poi ha scoperto il jiu jitsu, ho imparato che il movimento fluido e consapevole trasforma anche le tecniche apparentemente aggressive in espressioni di controllo e equilibrio.
Le due principali categorie di strangolamento
Gli strangolamenti nel jiu jitsu si dividono fondamentalmente in due categorie: quelli circolari e quelli diretti. Questa distinzione non è puramente tecnica, ma riflette approcci filosofici diversi al controllo dell’avversario. Gli strangolamenti circolari, come suggerisce il nome, creano una pressione attorno al collo formando un cerchio con braccia e corpo. Gli strangolamenti diretti, invece, applicano una pressione lineare, spesso utilizzando una sola braccia o movimenti lineari.
Comprendere quando utilizzare l’una o l’altra tecnica è fondamentale per sviluppare un jiu jitsu consapevole e efficace. Non si tratta di scegliere casualmente, ma di leggere la posizione, l’equilibrio dell’avversario e le opportunità che il momento offre. La fluidità di movimento, un insegnamento che la capoeira mi ha trasmesso, diventa essenziale: sapere quando transitare da una categoria all’altra crea una continuità tattica formidabile.
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Gli strangolamenti circolari sono caratterizzati dall’uso di entrambe le braccia che creano una pressione a 360 gradi intorno al collo dell’avversario. Il classico rear naked choke, forse lo strangolamento più conosciuto, rappresenta il prototipo di questa categoria. In questa tecnica, una braccia passa sotto il mento dell’avversario mentre l’altra la afferra, creando una compressione bilaterale.
Questi strangolamenti sono particolarmente efficaci quando controllate la posizione posteriore dell’avversario. Il vantaggio principale è la stabilità: una volta impostata correttamente la posizione, l’avversario fatica a scappare. La pressione si distribuisce in modo uniforme, rendendo difficile trovare un punto di rilascio. Secondo le linee guida tecniche ufficiali della Confederazione Brasiliana di Jiu Jitsu, gli strangolamenti circolari rappresentano circa il 40% delle sottomissioni complessive in competizione.
L’aspetto interessante è che gli strangolamenti circolari richiedono una certa forza, ma soprattutto precisione positional. Non potete compensare una scarsa geometria con la sola potenza muscolare. Qui ritrovo l’insegnamento della capoeira: il movimento deve essere elegante, fluido, naturale. Quando impostite il rear naked choke con consapevolezza corporea, l’avversario sente il controllo molto prima di sentire il dolore.
Quando usarli: preferite gli strangolamenti circolari quando avete il controllo della schiena, quando potete mantenere una distanza costante dall’avversario, e quando il vostro obiettivo è una sottomissione sicura e controllabile. Sono ideali anche per i principianti perché, una volta stabilita la posizione, la tecnica diventa quasi automatica.
Gli strangolamenti diretti: applicazione pratica e contesti
Gli strangolamenti diretti utilizzano una pressione più lineare, spesso focalizzata su un lato del collo. Il d’arce choke, il north-south choke e il brabo choke rappresentano esempi eccellenti di questa categoria. Questi strangolamenti sono caratterizzati da una certa “leggerezza tattica”: richiedono meno controllo positional ma più precisione nel bersaglio.
La bellezza degli strangolamenti diretti sta nella loro versatilità. Potete applicarli da praticamente qualsiasi posizione: dalla guardia, dal top, persino da posizioni laterali. Non dipendono dal controllo totalitario del vostro avversario, ma piuttosto dalla capacità di catturare il collo nel momento giusto e di applicare la pressione nella direzione corretta.
Un aspetto fondamentale degli strangolamenti diretti è che spesso offrono opportunità di transizione. Mentre lavorate per applicare un brabo choke, ad esempio, potete sentire quando l’avversario muove il collo e transire verso un north-south o verso un’altra tecnica. Questa fluidità di movimento, questo adattamento costante, è ciò che eleva il jiu jitsu da sport meccanico a espressione marziale consapevole.
Quando usarli: gli strangolamenti diretti brillano quando siete in posizioni meno stabili, quando dovete passare la guardia, quando combattete avversari che escono bene dalle posizioni posteriori. Sono perfetti anche per creare opportunità: il tentativo di un brabo choke spesso costringe l’avversario a muoversi in modi prevedibili.
La geometria e il timing: elementi critici
La scelta tra strangolamento circolare e diretto non dipende solo dalla posizione, ma anche da fattori geometrici e temporali. Un concetto tecnico fondamentale è l’allineamento: il vostro corpo deve essere allineato in modo da massimizzare la pressione e minimizzare i punti di fuga dell’avversario.
Nel caso degli strangolamenti circolari, l’allineamento riguarda principalmente il vostro torso rispetto alla schiena dell’avversario. Nel rear naked choke correttamente eseguito, il vostro busto è perpendicolare a quello dell’avversario, creando una pressione uniforme. Per gli strangolamenti diretti, l’allineamento è più variabile: potete essere di lato, sopra, persino di fronte.
Il timing è altrettanto cruciale. Uno strangolamento circolare richiede di impostarlo prima che l’avversario si renda completamente conto del pericolo. Gli strangolamenti diretti, al contrario, spesso sfruttano momenti specifici: il movimento dell’avversario che apre il collo, il tentativo di scappare da una presa, il momento in cui si concentra altrove.
La contaminazione tra discipline, quello che ho imparato praticando sia capoeira che jiu jitsu, insegna che il movimento consapevole vince sulla forza bruta. Questo vale doppiamente per gli strangolamenti: sapere dove muovervi, come respirare, come mantenere il vostro equilibrio mentre applicate pressione, trasforma la tecnica in arte marziale autentica.
Considerazioni sulla sicurezza e la regolamentazione
È fondamentale ricordare che gli strangolamenti sono tecniche potenti che riducono il flusso di sangue cerebrale. La International Brazilian Jiu-Jitsu Federation ha stabilito norme precise su quali strangolamenti sono permessi in base all’età e al livello dei praticanti. I bambini, ad esempio, non dovrebbero eseguire strangolamenti fino a un’età minima stabilita.
Nella pratica, sempre maggior consapevolezza su questi aspetti sta guidando l’evoluzione del jiu jitsu moderno. Gli allenatori responsabili insegnano non solo come applicare gli strangolamenti, ma soprattutto come riconoscere i segnali di pericolo e come fermarsi prima di causare danni.
Un buon praticante conosce l’importanza del “tap” volontario e dell’ascolto del corpo. Se applicate uno strangolamento, dovete sentire il vostro avversario cercare di scappare e dargli la possibilità di arrendersi. Gli strangolamenti diretti, essendo spesso meno controllabili, richiedono ancora più cautela.
Sviluppare una pratica consapevole e creativa
Integrare elementi di movimento consapevole nel vostro jiu jitsu trasforma la pratica. Quando lavorate gli strangolamenti, non pensate solo alla tecnica meccanica. Pensate al flusso, all’energia, a come il vostro corpo comunica con quello dell’avversario. Come nella capoeira, dove il movimento è anche espressione, nel jiu jitsu ogni tecnica può essere eseguita con consapevolezza e creatività.
Sperimentate: provate entrambi i tipi di strangolamento nello stesso sparring. Vedrete come i vostri istinti corporei vi guideranno verso la scelta giusta nel momento giusto. Ascoltatevi, ascoltate il vostro avversario, adattatevi. Questo è il jiu jitsu autentico.
La contaminazione tra discipline non rende il vostro jiu jitsu meno puro: lo rende più ricco, più consapevole, più umano. Gli strangolamenti circolari e diretti non sono semplici mosse da catalogo: sono parti di una conversazione corporea che continua ad evolversi con la vostra pratica.

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