Gli errori più comuni dei principianti nel jiu jitsu: come evitarli fin dal primo allenamento

Quando ho lasciato l’insegnamento del judo per dedicarmi completamente al jiu jitsu, ho notato subito un pattern ricorrente: i principianti commettono sempre gli stessi errori nei primi mesi. Non sono banali sbagli tecnici, ma piuttosto abitudini mentali e fisiche che creano frustrazione e, nella peggiore delle ipotesi, infortuni evitabili. In questo articolo voglio condividere quello che ho imparato da anni di allenamento e insegnamento, per aiutarti a partire con il piede giusto.
Il primo errore: forzare subito con la potenza
Mi è capitato di recente di parlare con Marco, un nuovo allievo che veniva dal CrossFit. Nei suoi primi tre mesi di jiu jitsu, cercava sempre di risolvere ogni posizione con la forza pura. Il risultato? Mani e polsi doloranti, spalle affaticate e progressi lentissimi.
Il jiu jitsu non è una competizione di potenza fisica. È proprio il contrario. La maggior parte dei principianti non comprende che la tecnica corretta amplifica la forza di chi la pratica, indipendentemente dal peso e dalla massa muscolare. Quando senti un istruttore fare una leva e pensi “ma come ha fatto, io sono il doppio di lui”, quello è il momento in cui capisci il valore reale di questa arte.
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Come si allenavano gli antichi maestri di jiu jitsu? L’approccio che può ispirare ancora adessoL’errore è cercare di vincere subito. Il jiu jitsu è un gioco dove la pazienza paga dividendi altissimi. Imparare a rilassare i muscoli non necessari, a respirare consapevolmente durante la lotta e a posizionarsi correttamente è tutto ciò che serve nei primi mesi. La forza viene dopo, come complemento della tecnica, non come sostituto.
Non ascoltare il feedback dell’istruttore
Questo è un errore che vedo troppo spesso, specialmente in chi arriva da altri sport. Qualcuno corregge la tua posizione di guardia, e tu continui a fare di testa tua. Oppure il maestro ti dice che stai usando troppa forza nel passaggio, e tu insisti con lo stesso approccio nella sessione successiva.
Ho imparato dal judo che il feedback immediato è oro puro. Quando un istruttore si ferma per correggerti significa che ha visto qualcosa di importante, non è una critica personale. Il jiu jitsu richiede ancora più umiltà perché i dettagli sono infiniti: l’angolo di una spalla, il posizionamento del mento, il controllo dei fianchi.
La soluzione è semplice: prendi carta e penna dopo l’allenamento. Scrivi i tre-quattro punti critici che ti ha segnalato l’istruttore, e concentrati solo su quelli nella sessione successiva. Non provare a sistemare dieci cose contemporaneamente. La progressione nel jiu jitsu è un processo di accumulo, non di rivoluzione.
Saltare il riscaldamento e gli esercizi propedeutici
Conosco molti che arrivano in palestra cinque minuti prima della lezione, si tolgono la tuta e saltano direttamente alla lotta. Spesso sono gli stessi che poi si infortunano.
Il riscaldamento nel jiu jitsu non è un optional. Le tue articolazioni devono abituarsi gradualmente ai movimenti di rotazione e torsione che caratterizzano questa arte. Gli esercizi propedeutici insegnano al corpo schemi motori fondamentali: come cadere, come rotolare, come distribuire il peso.
Nel mio primo anno di jiu jitsu mi sono infortunato una spalla proprio perché ero pigro nel riscaldamento. Dopo quell’esperienza, non ho mai saltato una volta. Il riscaldamento protegge, prepara fisicamente e mentalmente, e migliora anche i tuoi risultati durante l’allenamento vero e proprio perché il corpo è più reattivo e meno rigido.
Ignorare la respirazione e la gestione dello stress
Questo è il fattore che separa i principianti che proseguono da quelli che smettono. Molti arrivano alle loro prime sessioni di rolling con il cuore che batte forte, il fiato corto e la mente in panico. Entrare in una dinamica dove qualcuno cerca di controllare il tuo corpo è destabilizzante.
La respirazione consapevole è la base di tutto. Nel judo insegnavo questa cosa già dal primo giorno: respira dal naso quando sei nella posizione di controllo, mantieni l’aria quando subisci pressione, espira nel momento in cui ti liberi. Nel jiu jitsu è ancora più critico perché le sessioni durano più a lungo e richiedono resistenza mentale.
Ho scoperto che fare meditazione anche solo dieci minuti al giorno, fuori dalla palestra, migliora significativamente la capacità di restare calmi durante il rolling. Quando riesci a non farti prendere dal panico, ritrovi una lucidità che ti consente di applicare la tecnica. È come accendere una lampadina: all’improvviso tutto diventa più semplice e più divertente.
Non investire in abbigliamento e attrezzatura adeguati
Un’altro errore comune è pensare che qualunque kimono vada bene. Non è così. Un kimono troppo pesante ti stanca inutilmente, uno troppo leggero si strappa facilmente. Lo stesso vale per le cinture: una cintura economica si rompe nei peggiori momenti.
Negli ultimi anni ho notato che chi investe in attrezzatura decente dall’inizio tende a proseguire più regolarmente. Non è solo una questione psicologica (e invece lo è anche, eccome), è pratica: se il tuo kimono è confortevole e resistente, puoi concentrarti interamente sulla tecnica, non sulla preoccupazione di spaccare qualcosa.
Inoltre, un kimono di qualità riduce il rischio di infezioni cutanee, che sono la principale complicazione nel jiu jitsu a livello principiante. Investire cinquanta-cento euro in più all’inizio ti evita settimane di assenza per problemi alla pelle.
Paragonarsi agli altri invece di competere con se stessi
La gestione dello stress che insegno nel mio lavoro come maestro di arti marziali passa anche da questo punto. Vedrai qualcuno che ha iniziato due mesi dopo di te e già è più bravo in guardia. O il contrario: tu stai progredendo veloce e pensi di essere una promessa.
Entrambi gli scenari sono trappole mentali. Il jiu jitsu Neuroplasticità|progredisce in modo non lineare. Dipende dalla tua biologia, dalle tue precedenti esperienze motorie, dal numero di allenamenti che fai a settimana, addirittura dal tuo stato emotivo quella giornata.
L’unico paragone sensato è con te stesso di tre mesi fa. Riesci a fare una cosa che non riuscivi a fare? Sei un po’ meno ansioso durante il rolling? Riesci a respirare meglio? Ecco, quelli sono i veri progressi. La classifica nella lezione importa zero.
Conclusione: il primo passo è consapevolezza
Evitare questi errori non è difficile, ma richiede consapevolezza. Arriva in palestra con l’intenzione di imparare, non di vincere. Ascolta il tuo istruttore come se fosse l’ultimo che incontrerai. Proteggi il tuo corpo con riscaldamento serio e attrezzatura decente. Coltiva la calma mentale, respira bene, e ricorda che stai gareggiando solo con te stesso.
Il jiu jitsu è un’arte che ricompensa la pazienza e punisce l’arroganza. Se riesci a interiorizzare questo concetto sin dal primo allenamento, il tuo percorso sarà non solo più sicuro, ma anche infinitamente più gratificante.

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